<MY BACK PAGES – BERLIN

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Album: BERLIN

Artista: LOU REED 

Anno: 1973

 Sad songs

C’è una città europea che, per vocazione naturale, è diventata teatro e fonte d’ispirazione per una serie di musicisti di prim’ordine nel panorama rock dell’epoca: Berlino. David Bowie con la “trilogia berlinese” ha totalmente rinnovato la propria musica virando verso un suono più cupo ed autentico. Berlin è anche il titolo ed il luogo prescelto per il terzo lavoro da solista di Lou Reed, la sua opera più ambiziosa.

La Berlino degli anni 70 si poneva in una condizione unica non solo in Europa, espressione fisica di una contrapposizione ideologica totale. Sulle ceneri di una grandezza delirante e mancata erano presenti le anime di un mondo diviso in blocchi che si sfidavano in una guerra di nervi. Berlino presentava un muro di divisione e isolamento che fungeva da quotidiano ed insuperabile limite, l’ideologia che si rende pietra.

Lou Reed decide di ambientare a Berlino un concept album totalmente incentrato sulla dolorosa storia d’amore tra Jim e Caroline, due anime nere impegnate ad aggiungere altri mattoni al muro dell’incomunicabilità dal quale saranno irrimediabilmente schiacciate. E’ un album concepito durante il divorzio di Lou Reed dalla compagna dell’epoca e con cui il vecchio leader dei Velvet Underground riesce ad affrontare tutti i propri fantasmi.

 La title track apre l’album celebrando l’unico momento di gioia della coppia, il momento esatto in cui Jim sembra presagire la possibilità di un Eden possibile. In Berlin Lou Reed riesce a portare a compimento l’immagine di donna dispotica e fatale a cui aveva già lavorato in precedenza. La Caroline di Berlin racchiude in sé l’immagine di malvagità raccontata da Reed ai tempi di Femme Fatale ma possiede una sfrontatezza ed uno spirito di distruzione che appaiono definitivi e letali  per entrambi i personaggi. Caroline Says (prima e seconda parte) sono il manifesto di questa perversa creatura femminile animata da una lussuria lucida e sfrenata.

Jim e Caroline sono incapaci di trovare la propria dimensione di coppia e avvertono immediatamente la prossimità della tragica fine. La stanchezza ed il senso di impotenza di Jim (oh Jim) lasciano il campo alla disperazione di Caroline. The Kids è il brano che introduce il finale e racconta con estremo realismo (il brano si chiude con le grida dei bambini invocanti la madre) il momento in cui Caroline realizza la propria condizione. Il prezzo che Caroline è tenuta a pagare per la propria egoistica miopia affettiva è il suicido, l’unica via di fuga da una vita che è stata costruzione consapevole di sofferenze proprie ed altrui.

A Jim non rimane che un’amara riflessione sulla realtà della relazione (The Bed), prima di maturare in Sad Song una delirante consapevolezza dell’inevitabilità dell’epilogo su cui costruire un altro instabile futuro.

Con Berlin Lou Reed racconta una storia di miseria ed inadeguatezza umana utilizzando una straordinaria ricchezza musicale. Berlin è infatti l’album musicalmente più vario ed intenso, e restituisce una storia che non è il compiacimento della decadenza urbana già presente nelle opere di Reed ma un’analisi attenta sulla wild side degli uomini e degli affetti.

Con intorno un cerchio di sabbia

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