<MY PACK PAGES – WHAT’S THE STORY MORNING GLORY

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Album: (WHAT’S THE STORY) MORNING GLORY ?

Band: OASIS

Anno: 1995

Quando volevamo essere un po’ più stronzi

Uno dei tratti distintivi della musica rock è dato dall’approccio spesso molto spavaldo dei suoi protagonisti. La rock star, nelle sue manifestazioni immediate, non bada troppo alla forma, all’etichetta  non ci tiene ad essere come si usa dire adesso politically correct. Anche se esistono molte eccezioni possiamo tranquillamente dire che il musicista rock è spavaldo, strafottente, in definitiva un po’ stronzo. In qualche caso questa è una dote, perché tale la ritengo io, di famiglia.

Negli anni 90 il mito della rock star sopra le righe, rissosa e sfrontata è stato rappresentato magnificamente da due fratelli di Manchester, Liam e Noel Gallagher vale a dire le due anime dietro al gruppo degli Oasis. I fratelli Gallagher, espressione sincera della classe operaia inglese, sono stati gli interpreti di maggiore spicco di quel fenomeno musicale, che comprendeva anche i Blur, chiamato Britpop. La chiave di lettura che i Gallagher hanno fornito non si è esaurita solamente in un espressione musicale, ma aveva elementi di tensione, una forma di comunicazione spesso scorbutica che si faceva fisica. Gli Oasis erano un formidabile gruppo di bulli pronti a scrivere canzoni fantastiche o a fare a pugni con i tifosi della squadra avversaria.

"Oasis nel 1994"

Il loro secondo album, (What’s the Story) Morning Glory?,  è quello che ha riscosso subito il maggiore successo e quello che ha generato aspettative troppo grandi nei confronti della band di Manchester. What’s the Story è un disco che definisce perfettamente uno stile, quello del Britpop, e, al contempo, rappresenta l’espressione più autentica, più riuscita, di quello che è il sound di una band. L’album ha un suono immediato, i testi sono diretti, si va subito al sodo e si mostrano i muscoli.

Il brano di apertura sembra prendere spunto dai personaggi sfumati che si incontrano nella copertina del disco e celebra il più universale e semplice dei saluti. Hello è un pezzo che fa capire subito quale sarà il piglio del disco le cui atmosfere verranno replicate in brani comeRoll With Ite Some Might Say. Ma What’s the Story è un lavoro dove viene urlata una vitalità urbana ed un desiderio di affermazione personale quasi feroce ma è anche l’album di pezzi personali ed ispirati, tracce di grande importanza per quelli della mia generazione. Wonderwall ad esempio ha rappresentato un inno generazionale, la canzone troppo personale per essere condivisa e troppo riuscita per non sentirsela propria, così come Don’t Look Back in Anger rappresentava un monito bisbigliato, un consiglio che suona ancora attuale.

What’s the Story per la mia generazione era moneta corrente durante gli anni del liceo. I pezzi di What’s the Story suonavano liberatori, lo spirito dei fratelli Gallagher audace e, grazie a quel disco, si diffondeva un modo di porsi spesso spicciolo ed immediato. Riuscivamo, con sollievo, a sentirci un po’ più stronzi e ad esserne contenti.

My back pages è la rubrica del giovedì che tratta dei grandi album del passato attraverso la penna di Mr. Tamburino, scrittore di stazza pesante ma dal cuore di panna che si diverte a parafrasare le pietre miliari del rock ‘n roll.

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