<THE HEAVY – The Glorious Dead

[facebook_like_button]

The Heavy

 

 

THE HEAVY

The Glorious Dead

(Counter Records/Ninja Tune 2012)

RollOver: Rocker

Voto: 7

 

 

Stando a quanto è scritto sul dizionario della lingua italiana, la parola “Minestrone” può avere due diversi significati: pasta a base di verdure e legumi oppure insieme confuso di elementi diversi. Il motivo per cui il secondo significato sia comunemente utilizzato con un’accezione negativa mi è completamente oscuro; l’utilizzo di diversi ingredienti nella preparazione della portata infatti, a mio avviso, non è affatto casuale e molto spesso porta a risultati eccellenti che danno beneficio all’anima ed al corpo, soprattutto nelle fredde sere d’inverno.

Ecco, io definirei così il terzo lavoro degli Heavy: un eccellente minestrone! Un mix di svariati “ingredienti” che, amalgamati alla perfezione, riescono a dare vita ad un lavoro di rilevante spessore musicale. Ascoltare un solo brano dell’album non ha alcun senso, sarebbe come preparare il soffritto e finirla lì, senza gustarsi la parte più bella: l’intreccio dei sapori magistralmente dosati dalle mani esperte di un ottimo cuoco. Rock, Funk, Soul, R&B, Reggae sono soltanto alcuni degli elementi che, combinati tra loro, fanno dell’ultimo album della band inglese, un ottimo prodotto tipico della cultura musicale americana. Insomma come se un bravo cuoco italiano, si specializzasse nella preparazione di tapas di ogni tipo!

Il disco si apre con il brano Can’t Play Dead, un brano old – rock molto semplice con un groove cadenzato accompagnato da un cantato melodico e ritmato; un buon modo per iniziare e portare l’ascoltatore nelle vibranti e navigate atmosfere dell’album. Il secondo brano Curse Me Good è di brillante fattura: ballata acoustic – pop con influenze funk/soul che noi di Roll Over Beethoven avremmo inserito volentieri nella nostra “Sun is Shining“ primaverile, se solo l’album fosse sbocciato insieme ai fiori o alle verdure. In What Makes a Good Man, il primo singolo dell’album, “l’anima black” della band inizia a farsi sentire. I cori gospel, che nel ritornello duettano con la voce principale, impreziosiscono notevolmente un brano che altrimenti risulterebbe di una semplicità quasi disarmante. Non lo avrei scelto come primo singolo. In Big and Wolf, una base Hip Hop fa da cornice ai virtuosismi vocali di Kelvin Swaby, il leader della band, che di “black” non ha solo l’anima ma anche il corpo e soprattutto la voce. Just My Look è un brano punk-rock molto divertente in cui tra rullate e violente schitarrate trova spazio una traccia di fiati che si inserisce timidamente nella parte finale della canzone, e che finisce per predominare su tutti gli altri strumenti nel brano funky seventies Don’t Say Nothing, molto simile ai vecchi successi della band.

A questo punto non manca altro che l’ultimo ingrediente, quello segreto, che la band giustamente preferisce svelarci solo alla fine: Blood Dirt Love Stop è una ballata in stile anni ’60 con tanto di pianoforte, cori e voce, smielata alla Marvin Gaye. Mi piace. Mi piace messa li alla fine dell’album così come mi piace l’idea di mettere Can’t Play Dead all’inizio; tanto quanto mi piace il resto dei brani così, buttati in pentola.

Arrivato al dolce, direi che la minestra è stata buona. Sì, forse gli ingredienti non proprio di prima coltura, ma un applauso allo chef che li ha sapientemente uniti regalandoci il buon vecchio e genuino sapore del tanto amato “minestrone della nonna”.

VINTAGE.

Qui potete ascoltare tutte le tracce in streaming.

The Heavy sono in concerto a Milano alla salumeria della musica l’11 novembre.

[facebook_like_button]

Potrebbero interessarti anche:

2 Comments