WILD NOTHING
Nocturne
(Captured Tracks)
Rollover: Elegante
Voto: 7
Nell’Aprile del 1963 Tom Wasselman, artista figurativo e pittore statunitense, diede vita ad un’opera chiamata Still life #30. Era un pezzo di una lunga serie di quadri di quel genere che aveva prodotto tra gli anni 60 e 70. Quest’ultimo però, tra tutti quelli realizzati, è il più curioso. Still Life, che noi in italia traduciamo col nostro intramontabile spirito melodrammatico Natura Morta, è un genere di arte figurativa che rappresenta un preciso istante della realtà. Non si tratta di paesaggi o di ritratti di persone ma di oggetti inanimati. Still life #30 è la rappresentazione attraverso una serie di plastiche, pezzi di fotografie, di poster e altri materiali di largo consumo dell’angolo di una cucina dove c’è lo sportellone di un frigorifero,una finestra che si affaccia su una serie di grattacieli in lontananza e un tavolo su cui sono disposti alcuni elementi tipici della tradizione culinaria americana tra cui le frittelle con lo sciroppo d’acero, una bistecca, un hot-dog, le bottigliette di 7up poste in fila sul frigorifero, una confezione di Rice Krispies etc. Quello che colpisce di quest’opera è l’ordine, l’efficacia dei colori saturi e ben distinti, l’assenza di sfumature e il dettaglio preciso della vita comune americana, identificato negli elementi diversi tra loro ma che posti uno accanto all’altro danno l’idea di un tutto che comunica il vissuto quotidiano di quella precisa epoca.

Bene cosa c’entra questo con i Wild Nothing? Un bel niente direi.
Ma ho voluto dar luogo ad un esperimento curioso: proviamo a trasportare gli elementi e le caratteristiche di questo quadro così come descritti, nel campo della musica. Ora se dovessi individuare un’opera con gli stessi aspetti ma in chiave musicale direi che senza dubbio questa sarebbe Nocturne dei Wild Nothing. Questo è ciò che hanno fatto questi ragazzi talentuosi: hanno preso un’epoca, quella che va più o meno dal 1976 al 1983 e ne hanno creato un’opera Still Life. Infatti in quest’album tutti gli elementi diversi e ben distinti tra loro si fondono con una perfezione scolastica, un bel lavoretto insomma, dando la possibilità all’ascoltatore di lanciare uno sguardo alle meravigliose tendenze musicali di quegli anni.
Una chitarra presa in prestito dalla più classica tradizione Dark dei Cure, una batteria che ricalca ritmi e sonorità dell’energico e controverso postpunk dei Joy Division e dei New Order, una voce che (esagerazione di effettistica a parte) ricorda quelle eteree, dolci e calde tipiche dell’indie rock Inglese dei primi anni 80, e poi quelle tastiere soffici e gommose tipiche del synth pop dello stesso periodo. L’album fa il suo ingresso con il pezzo Shadow, una chitarra efficace ma discreta e un bel ritmo che la segue per un pezzo che potrebbe essere tranquillamente ballato in qualche nostalgico e meraviglioso club londinese. Fanno seguito pezzi come Nocturne dove la chitarra pulita e carica da luogo ad atmosfere oniriche e arpeggiate con un ritmo pop anch’esso molto ballabile ed un ritornello davvero impressive. Nel brano l’elemento Cure la fa da padrone.
A seguire si trovano pezzi come Disappear Always, Paradise e Counting Days dove l’impronta indie e post punk è estremamente visibile. In Paradise infatti il cantante cambia il registro vocale rendendolo più basso e più vicino all’ormai saturo Ian Curtis. E’ d’obbligo inoltre citare la mia preferita Rheya: chiaro omaggio al Synth Pop ottantesco e in particolar modo ai Duran Duran di Save a Prayer. Una chitarra smielata dal tono Dark e dei pattern di synth e tastiera talmente articolati da trasportarti in un’altra dimensione. Un testo al limite dell’autismo ma cantato con una melodia semplice, efficace, dai toni oscuri e sognanti.
In conclusione i Wild Nothing hanno raggruppato il meglio di quel periodo e ne hanno realizzato un’istantanea di cui non si può non averne una copia in formato poster appesa in camera. Sono meritevoli, bravi studenti d’ arte e forti di quest’esperienza ci sono i numeri giusti per iniziare a sporcare questo genere, così adorabile per i nostalgici come me, ma che necessita di un’impronta diversa, più attuale, più nuova, più moderna: più sporca! Ne sono passati di anni da quel periodo. E’ ora di iniziare a raccogliere nuovi elementi da aggiungere al collage.





































Una piacevole lettura che incuriosisce all’ascolto anche i non estimatori dell’epoca. E fa venire voglia di mangiare pancake con lo sciroppo d’acero.
A me è venuta voglia di innaffiare la piantina sulla mensola e alzare il volume…
Era ora che qualcuno mi facesse ascoltare musica di persone vive. Bel pezzo, album interessante