SPIRITUALIZED
Sweet Heart Sweet Lights
(Double Six/Fat Possum)
RollOver: Rocker
Voto: 8
Si può avere circa trent’anni di carriera artistica ed essere sempre se stessi? Jason “Mr. Spaceman” Pierce fin ora lo ha dimostrato: reinventare se stesso attraverso la sua musica come ossessiva catarsi delle proprie sonorità senza mai cambiare identità. Quattro anni fa, con Song in A & E, lasciava intuire una resa diretta sul versante pop: il successo del singolo/video di Soul of Fire spiazzava classifiche e piattaforme mainstream facendo capire a tutti da dove è stato preso quel “Brit Sound” alla Oasis e compagnia bella. Ed eccolo oggi presentarsi con questo nuovo velvettiano album White Light White… Ops! Sweet Heart Sweet Light nel quale Jason Pierce conferma le predizioni pop già sospette… ma ciò non è un crimine, anzi…
La sorpresa degli archi architettati nell’intro HuH? (mai titolo fu così idoneo!!!) fa da corsia di accelerazione per addentrarsi in un album psichedelico, rumoroso, corale, il tutto poggiato su un tappeto scorrevole. I Velvet Underground sono da sempre sorgente di ispirazione per Pierce e ciò è ben consolidato negli ubriacanti nove minuti di Hey Jane, con tanto di reprise a metà brano che va ad intensificarsi nella parte finale dove al richiamo di “Hey Jane when you gonna die?” risponde un disperato sollievo corale “Sweetheart, sweet light, sweetheart, love of my life” intonato come fosse Hare Krishna. Lo stesso succede in Get What You Deserve: chitarre in crescendo contornate da un’atmosfera onirica fatta di Tambla, Tambura e altri strumenti indiani. Alternati ad essi si mescolano altri brani che strutturano l’altra faccia di Sweet Heart Sweet Light. Pop, Soul e Gospel sono gli ingredienti per Little Girl, mentre l’arrangiamento orchestrale (forse troppo pieno e pomposo) della ballata Too Late alleggerisce le sonorità distorte della tracklist. Interessante il contrasto tra la soave Freedom e l’urlo di disperazione straziante in Mary. I violini delle canzoni/preghiera Life Is A Problem e So Long A Pretty Thing chiudono l’album con orchestralità contraddittoria rispetto ciò che si è fin ora ascoltato: il Rock ‘n’ Roll viene purificato e si trasforma in elogio spirituale che usa come vettore tonalità crescenti fatte di aperture di fiati, gospel, cori celestiali, mani elevate…
Sweet Heart Sweet Light potrebbe far storcere il naso a chi è cresciuto con gli Spiritualized e, prima ancora, con Spaceman 3 per via dell’approccio pop delle nuove canzoni molto più calcato del solito. Rabbia, appagamento, rinascita si contorcono in una danza armoniosa che solo un artista che va oltre le strutture compositive può darne concreta espressione. Non c’è da stupirsi se il nome di Jason Pierce viene spesso affiancato a quello di Brian Wilson, Lennon/McCartney, Syd Barret, Lou Reed e tanti altri che hanno dato varie identità al rock con la propria genialità. Sublime.







































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