Qualcuno ha voluto ignorarlo perchè italiano (spaghetti, pizza, mandolino); qualcuno non ha voluto attaccare il suo poster in camera per la sua faccia da bamboccione e qualcun altro con la puzza sotto al naso ha sofferto la sua partecipazione al festival di Sanremo 2011, in cui ha trionfato da vincitore della categoria Giovani con la canzone Follia d’amore. Ma per il signor Gualazzi Raphael (Raffaello a Urbino, ma forse non voleva che si sapesse in giro che proviene da Urbino) adesso è proprio tempo di consacrazione.

Venuto al mondo del grande pubblico con la cover di Don’t stop dei Fleetwood Mac, dopo un passato da pianista jazz di gran classe e apprezzamento, la cui risonanza è stata minore soprattutto nel paese di mammà (nonostante il grande riscontro della critica del suo album Love outside the window), questo ragazzo poco più che trentenne ha trovato risalto radiofonico dopo il vittorioso festival con la suonatissima A three second breathe, che se l’avesse scritta Bobby White o Jimmy Brown saremmo ancora lì a leccarci le dita. Ma non è bastato per portare a compimento l’agognata impresa: portare al successo del grande pubblico la sua musica di qualità.
Raphael, molto timido e non troppo brillante durante le interviste in cui gli si chiedono lumi sulla sua evidente bravura, ci ha riprovato quest’anno a Sanremo, contribuendo a spazzare ancora una volta via l’ombra di una kermesse troppo autoreferenziale e rivolta al passato, con un brano che secondo noi rappresenta un autentica perla. Godiamocelo insieme e preghiamo per lui. Amen.
SAI (CI BASTA UN SOGNO)





































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