
L’esibizione di Yoko Ono con la band americana Yo La Tengo al Glastonbury Festival di quest’anno ha suscitato reazioni esagerate e polemiche infuocate sul web collezionando un milione e mezzo di visualizzazioni in pochi giorni. C’è chi si è schierato a favore dell’artista dell’avanguardia come la celebre rivista inglese The Guardian che le dedica un intero articolo intitolato <Perché Yoko Ono non merita tutto questo odio>, oppure chi più semplicemente sentenzia la performance della donna di John Lennon come la più brutta esibizione live di tutti i tempi. In particolare, il pezzo eseguito live da Yoko accompagnata dagli Yo la Tengo che ha scatenato la polemica è Don’t Worry Kyoko: il brano scritto da Yoko nel 1969 con Eric Clapton alla chitarra divenne il simbolo della sua musica d’avanguardia da una parte, dall’altra un grido disperato dedicato a sua figlia scomparsa all’epoca per diverso tempo.
Di seguito il brano originale in questione.
A distanza di tempo Yoko Ono torna ad esibirsi ma la scelta di dove farlo non sembra particolarmente ispirata. Yoko Ono decide di portare sul palco di Glastonbury le sue 81 primavere e la sua storia di artista. E’ una figura ingombrante, per storia e attitudine, quella che decide di cimentarsi nel tempio dell’ortodossia del rock, un festival dove migliaia di amanti della musica affrontano giorni di pioggia e fango ripagati da esibizioni musicali generose ed incendiarie. In definitiva a Glastonbury non conta il passato, conta la performance e con quel pubblico non si può certamente bluffare.
Ci sono facce stupite ad assistere all’esibizione della ex signora Lennon.
Il canto stridulo, fuori tempo, non sembra il frutto dell’ennesima trovata avanguardistica di Yoko Ono, quanto il segno di una distanza tra la misura della propria arte e l’attuale condizione. C’è molto spazio per la tenerezza riguardando il video su internet e la sensazione costante che non ci si potrà dimenticare di questa performance. Sarà più facile continuare a chiedersi se qualcosa del genere sia realmente accaduto.
Ora gustatevi la performance.





































