Anche le canzoni hanno un hardware
Mi ha detto la maestra che nelle parole composte, in inglese, generalmente l’accento cade sulla prima parola: strawberry, homemade, nightclub. Ora come nel gioco “unisci i puntini da 1 a 100”, mettete insieme queste tre parole e scoprirete che si è creata una bella situazione. Tornate qui, da bravi, lasciate champagne e signorine, dobbiamo parlare di altre quisquiglie, senza sciupare quella succulenta acquolina che gira intorno alla vostra lingua come uno squalo, continueremo a parlare di roba dura:Hardware, con l’accento che batte dove non batte il sole, non per questioni di pudore. E’ noto a tutti, inclusa l’unione degli analfabeti inconsapevoli, cosa significhi la parola: non più ferramenta, ma la parte tangibile di un’apparecchiattura elettronica.
Hard, arduo, ardito, ahi. Stringete la mano destra a formare un pugno e battete le nocche con dolcezza sul vostro capo, leggermente chino. Toc, Toc. Sentito l’eco? Guardate l’orizzonte, non si vede niente. Il naufragar n’è dolcemancopeniente in questo mare. Anche le canzoni hanno un hardware! Non solo semplice hardware, interagibile dopo un tutorial di qualche cinese su YouTube, mentre Jimi Hendrix si rigira nella tomba come un kebab. E neppure diavolerie come guitar hero. Parlo di Music Transposers, Hyperbow, Sonic Palette, strumenti per la musica elettronica. Cose che leggi e giri l’angolo e cerchi di dimenticare, cerchi una pinta di Tennents o una parola (fosse solo una) di conforto su Radio Maria.
La stessa frustrazione e lo stesso disorientamento di fronte ad un referto medico: Atteggiamento scoliotico sn – convesso. Nei limiti le dimensioni del canale rachideo. Normali le componenti osteo – discali. Non evidenza di focalità erniarie. Bilateralmente liberi i forami radicolari. Non lesioni ossee. Normali il cono midollare e le radici della cauda. E poi cos’ha? La sciatica. Tutto più agevole quando c’erano i turnisti: Antonio a schitarrare in piazza, Peppino a cantare sotto la doccia e Jessika a ballare la lambada. Tutto più agevole con gli interpreti e con le orchestrine simpatia, con i quartetti e le band che si sapevano accontentare degli strumenti che passava il convento, quando negli anni ‘60 c’erano i calcolatori e pesavano cento quintali, si e magari i treni arrivavano puntuali. Sciocchezze. La musica elettronica non nasce negli anni ’70. Si tratta di un falso mito. La musica elettronica ha origini ben più antiche. Già nel 1700 si tentava di utilizzare forze elettrostatiche per produrre suoni. E nel 1877 zio Edison inventò il fonografo, prima a rullo poi a disco, che introdusse la possibilità di registrare suoni, riprodurli e modificarli. Dovete ringraziare lui se oggi potete ascoltare un disco. Sempre alla fine del 1800 risale il singing arc: uno strumento elettrofono con controllo a tastiera che sfruttava il ronzio dei sistemi di illuminazione allora in uso, il papà del sintetizzatore. Durante i primi anni del ‘900 nascono i più importanti strumenti elettrofoni: uno tra questi è il Theremin (anni venti), usato ancora oggi. Provate a vedere questa esecuzione di Over the Rainbow con il Theremin ditemi se ci capite qualcosa.
E poi arrivarono sequencer e sintetizzatore.
Siamo nel bel mezzo del nostro vicolo cieco, come funziona questa roba? Dove devo premere? Siamo soli nell’universo?. Tu quegli affari non li sai usare e non li saprai usare mai. Per carità anche con il flauto e la diamonica avevi i tuoi problemi ma almeno riuscivi a stabilire rapporti causa-effetto. Non eri costretto a rispolverare Le Confessioni di Sant’Agostino o le monadi di Leibniz per capire come funzionassero.
Noi di RollOver Beethoven sappiamo cosa sono quegli arnesi infernali, sappiamo anche farli funzionare, noi di RollOver tranne me, che ascolto le canzoni a cappella e metterei 21 di Adele nella classifica dei 10 migliori album del 2011; in musica avevo 5. Per me già i Neri per Caso rappresentano un mistero. Qui mi fanno scrivere solo perché ho degli amici al Vaticano, a me piace la roba vecchia. “Invece la canzone d’oggigiorno la fanno utilizzando i macchinari, non te la levi più di torno con la sua cassa Rotterdam (Elio e le storie tese, “La bella canzone di una volta”). Buona settimana a tutti….







































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