Vi piacciono i topi? Una volta a Piccadilly Circus vidi un punk leccare di gusto la testa di un topo che stringeva nel pugno. E’ plausibile che i topi quindi piacciano ma più in generale il genere umano li ripudia, forse anche giustificato dal fatto che si sono contraddistinti storicamente come vettori di malattie.
“L’anno 1630 regnò tanta quantità di ratti che quasi difficilmente le persone si potevano difendere, né di giorno, né di notte, dalla gran molestia et importuna rabbia di questi animali, che non si poteva salvare cosa alcuna per il gran numero e quantità dei mussi. Né vi era casa dove non regnassero a centinaia et di grossezza talmente smisurata che mettevano terrore a vederli in squadrilia, come se fossero stati tanti cagnoletti et tanto danno facevano da per tutto..Erano talmente rabbiati di fame che rosigniavano gli usci et le finestre…” (Storia della peste avvenuta nel borgo di Busto Arsizio”, 1630, a cura di J. W. S. Iohnsson, Copenhagen 1924).
I visitors, che probabilmente non soffrivano di colite, addirittura se li magnavano.
Sebbene una cospirazione internazionale abbia provato a farceli sembrare arguti e onesti amici come con Micky Mouse, Geronimo Stilton e Stuart Little, i topi non ci sono mai piaciuti, fin prima della peste. Fin dal 1284 in Bassa Sassonia, dove un’improvvisa invasione di ratti creò sgomento nella cittadina di Hamelin. Si presentò al cospetto del governo cittadino un giovane che promise, dietro lauto compenso, di liberare la città dai fastidiosi roditori. Suonando il suo piffero il giovane attirò a sé i topi che lo seguirono in corteo, lasciandoli scivolare ed annegare in un fiume. Una volta tornato in città al pifferaio non fu garantito quanto pattuito e allora questi suonò di nuovo al piffero chiamando a sé i bambini, che lo seguirono chissà dove, altrove per sempre. Questa è la versione originale della celebre fiaba che risale al 1300.
Ma fiaba del tutto non è. I bambini lasciarono davvero la città quell’anno, solo che non si sa perché: morti per un’epidemia o impegnati in una tragica campagna militare?Esuli dai loro villaggi o travolti da una frana? Non lo sapremo mai, neanche ricorrendo all’ipnosi, come quella provocata dal suono del piffero.
Abbiamo scoperto recentemente, invero, che non esiste un solo tipo di strumento musicale capace di generare ipnosi. Uno degli strumenti dall’indole più facilmente ipnotica è il Synth. Alcuni ragazzi di Caltagirone dopo aver ascoltato un Synth ipnotico hanno raggiunto la cima di un palazzo di 3 piani, cantato l’Ave Maria e dopo si sono lanciati nel vuoto. Molti altri, si son fatti crescere i baffi come topi e fanno il bagno ignudi (sono prevalentemente di Firenze) nell’Arno, che pare che non sia mai stato così sporco. Infine uno parrebbe stia fissando continuamente una lavatrice, non sa che pesci prendere, come si apre? A che serve? Colpa del Synth.
Giri di Do ipnotici, percussioni ipnotiche, scacciapensieri ipnotici. Non ascoltate dischi, se non volete diventare come i topi di Hamelin. Son pieni di roba ipnotica. Possiamo vedere se anche dentro ‘a cammesella c’è qualcosa di ipnotico, lasciatela risuonare allegra nei vostri uffici, nelle vostre case, per strada, al peggio qualcuna farà la mossa. Buon lunedì a tutti!
CALIFORNIA ROLLOVER è la visionaria rubrica ispirata a fatti realmente accaduti legati al mondo della musica ma che potrebbe benissimo trattare di Berliner Bauletten accompagnato da una fresca Franziskaner







































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