
PHOENIX
Bankrupt!
(Glassnote)
RollOver: Rocker
Voto: 5,7
Nell’estate del 2000 il singolo If I Ever Feel Better ci aveva fatto conoscere questi ragazzi che pare provengano dallo stesso quartiere parigino che ha dato i natali a band come Mano Negra, Cassius, Air e Daft Punk. Non proprio come crescere nella periferia di Quarto Oggiaro. Il brano divenne subito la hit dell’estate prima e dell’inverno poi: metrica e groove perfetti! Ma chi diavolo sono? Ecco a voi i Phoenix! Sono passati 13 anni dal loro esordio ufficiale ed abbiamo imparato ad amare questa band che sebbene affondasse le radici nella scena del french touch si è saputa distinguere proponendo un sound diverso dai colleghi, meno duo, più band, meno elettro, più rock.
Bankrupt! è il quinto album in studio dei Phoenix e segue due lavori stilisticamente ineccepibili come It’s Never Been Like That del 2006 e Wolfgang Amadeus Phoenix del 2009 che si aggiudica un Grammy come Miglior Alternative Music Album.
La campagna pubblicitaria a supporto del nuovo Long Playing comincia un anno prima con una serie di notizie che stuzzicano l’appetito dei fan. Il 22 aprile esce Bankrupt! anticipato dal singolo Entertainment: il pezzo suona pop (japanese pop) e si allinea alle sonorità del precedente lavoro che sembra quasi un b-side di 1901.
Non è facile comprendere il resto di Bankrupt! al primo ascolto, ma neanche al secondo: l’ombra di Wolfgang Amadeus (l’album della band si intenda) pesa come un macigno sul groppone dei francesi e nessuna traccia suona come vorresti. S.O.S. In Bel Air è l’unica che restituisce un sorriso nostalgico pensando ai vecchi pimpanti Phoenix.

Quando le band raggiungono l’apice tra produzione e successo artistico di solito le strade che si aprono sono due: ti fai prendere dalla smania cercando di entrare nella storia alla ricerca dell’album perfetto oppure ritorni alle origini perché ti manca quella genuinità mista a senso di libertà delle prime produzioni in garage. Bene ascoltando Bankrupt! si ha la sensazione che i Phoenix si siano persi nel limbo di questi due pensieri diametralmente opposti. La title track ne è l’esempio lampante: una traccia strumentale ricca di belle intuizioni sonore che stentano a decollare volutamente registrate in qualità peggiore sia rispetto ai precendenti lavori che per gli standard attuali. Ma questa è la sensazione che si ha ascoltando l’intero lavoro: i ragazzi ci calcano la mano esagerando con i synth non tanto per la qualità quanto per il bilanciamento dei suoni. Il risultato è che i brani risultano spesso rumorosi senza giungere a nulla di concretamente valido ed incisivo, senza aggiungere nulla di nuovo alla discografia dei Phoenix se non un salto nel passato visto che sembra collocarsi dietro i due precedenti lavori stilisticamente e qualitativamente parlando.
Gamberi. It’s Never Been Like That?






































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