SMITH WESTERNS
Soft Will
(Mom + Pop)
Rollover: Elegante
Voto: 7,5
Folate torride, aria mossa dai ventilatori, sorseggi di cold drinks per generare sensazione di freschezza, spruzzini ad acqua gelida tra i sudori arenini… il tutto abbinato, con meditata attenzione nella scelta, ad una colonna sonora che accompagna le vicissitudini vacanziere e le lamentose imprecazioni verso un sole che non cessa di bombardare infuocati neutrini.
Beh… un ottimo refrigeratore soundzeggiante, se dovesse tornare il caldo, è di certo il nuovo lavoro dei Smith Westerns. Gradito ritorno della band from Chicago, Illinois alle prese con questo Soft Will, terzo album in carriera, in cui accentuano la loro capacità costruttiva di assemblare leggere librazioni pop, fresche al tatto, amabili all’ascolto.
Le influenze restano chiare ed evidenti come nelle precedenti release: Pop di stampo anglofono con strizzatina d’occhio al glam di Bolan e Bowie.
Impatto gradevole con la prima traccia 3am Spiritual, indovinata risonanza che lascia da subito allineare la tracklist con l’indie style del nuovo pop in circolazione. “Tell me, tell me, tell me the aswers” cantata in coro nel bridge di Idol riecheggia le assonanze ninety dei Teenage Fanclub. Ancora ritorni nei novanta nel power pop di Fool Proof e la sospesa Only Natural dove le influenze del britpop armonico dei Cast (o se preferite La’s) si mescola al già citato glam di ispirazione T-Rex, contaminando l’organizzazione strumentale delle chitarre semi arpeggiate con un piano cadenzato e riempitivi orchestrali. Stessa compattezza di arrangiamenti nelle citazioni Blur di White Oath. Il piano in accordo minore che introduce XXIII lascia un po’ di stucco e subito si urla al sacrilegio: melanconica ballata strumentale con chitarre strascicate e accenti struggenti di un tappeto di string d’orchestra di assoluto ritrovo Floydiano, ma sia chiaro… nessuno mai su questo pianeta potrà mai riscrivere The Great Gig In The Sky. Cheer Up è una ballad arrangiata con un riuscito riff di chitarra stile ’50 che si espande in crescendo evolvendosi in nuovi giri armonici. Invece Best Friend fa intuire l’influenza della parte pop di Crosby Still Nash & Young e Mott The Hopple.
Soft Will è un album riuscito per la sua leggerezza e mostra maturità di composizione per la band statunitense, non cadono nel plagio nonostante la spontanea modalità di creare tracce che all’apparenza ricordano altre band o altri brani: ma ciò non è forse il segreto di una buona canzone pop!?! Unica nota negativa è la pomposità strumentale che spesso assume una forzatura riempitiva.
Ideale tracklist da assaporare sotto l’ombrellone. Sempre che ne sia rimasto qualcuno in giro.







































