<DELOREAN – APAR

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Delorean-Apar

Delorean

Apar

(True Panther)

Rollover: Party Animal

Voto: 7

Delorean è un gruppo che, pur rimanendo nell’alternative, ha già battuto parecchie strade. Nati con le note punk del primo album eponimo nel 2004, trasferitisi poi dai Paesi Baschi a Barcellona, imboccarono la strada della dance music, aprendo un club dove promuovere la musica propria e degli altri emergenti. Nel capoluogo catalano trovarono terreno fertile, e nel 2009/2010 troviamo l’apice della loro carriera: Ayrton Senna EP e Subiza riscossero un successo di critica insperato, nello stesso periodo in cui il caro amico e compagno John Talabot veniva accolto ai piani alti della musica elettronica europea con il singolo Sunshine, realizzato con il gruppo basco.

Ma dopo il successo possono accadere due cose: o si procede per la stessa strada, rischiando però di rimetterci la faccia in caso di fallimento, oppure, con coraggio, si cambia direzione, che è quello che hanno fatto loro. Sui ritmi dell’elettronica hanno trovato il plauso internazionale, ma quei ritmi possono essere anche un buco nero, che risucchia tutti i suoni rendendo la musica banale, omologata, proprio il contrario del continuo arricchimento sonoro su cui lavorano i Delorean. Per questo Apar vuole abbandonare quei ritmi, non dimenticando del tutto la dance music, ma usando un approccio sicuramente più indie (Destitute Time), masticando un po’ più di 80’s sound portandoci in qualche bella spiaggia americana (Walk High).

Delorean Apar

Ma non va neanche trascurata la vena spirituale, al limite del religioso, che, con cori e suoni sospesi, pervade tutto l’album. Ne sono un esempio l’esplicita Spirit e il climax di Keep Up, canzone che costituisce una vera eccezione nel lavoro complessivo e che ha un carattere quasi ascetico. Il legame tra questi due ambienti, quello della spiaggia e della spiritualità, all’apparenza opposti, può essere rintracciato anche nel simbolo dell’album: una scultura, che può essere una porta orientale per l’aldilà oppure un doppio crocifisso, dell’artista e antropologo basco Jorge Oteiza, morto nel 2003, che studiò le radici del gusto basco, gettata nelle onde dell’oceano.

Il risultato è un album che al primo ascolto sembra non appoggiarsi su basi solide, che forse non catturerà mai la completa attenzione dell’ascoltatore, ma di certo presenta un suono elaborato e raffinatissimo, tutto da gustare.

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