Un posto di cui non conosciamo la voce è quello descritto in un bellissimo reportage de La Repubblica, pubblicato la scorsa settimana a firma di Rossella Anitori e che descrive la vita di una comunità di braccianti a Rignano Garganico, in Puglia.
Se avessi una macchina fotografica e mandassi una foto alla mia famiglia, mi direbbero subito di tornare lì. Non posso dire ai parenti di raggiungermi qui, non posso proprio.
C’è chi è venuto in Italia a cercare l’America e dopo averla trovata in un lavoro spesso in nero ( l’unico nero che dovrebbe disturbare i benpensanti) come operaio, muratore o imbianchino al Nord, ha dovuto abbandonarla per colpa della crisi.
Il reportage racconta tante vite come queste, ragazzi che son dovuti migrare di nuovo al Sud per lavorare come braccianti e vivere forse ancor meno dignitosamente di quanto facessero nei loro luoghi di nascita.

Ammassati come galline in un pollaio, dentro una baraccopoli fatta di vecchie lamiere, materassi lerci e qualche stoviglia, una montagna di rifiuti, senza acqua nè gas, si spaccano la schiena e sputano sangue raccogliendo pomodori a 35€ al giorno, di cui 10 da investire nel trasporto dalla comunità al campo. Il resto serve per approvvigionarsi, presso il villaggio. Una vita d’inferno.
Eppure la vita esiste ancora. E’ il sogno di affermare il proprio diritto a una vita migliore, sono i ricordi di casa e della famiglia ed è soprattutto la Radio sgangherata costituita all’interno della baraccopoli, che da la voce ai pensieri della comunità, rendendoli più solidi, profumandoli di realtà. La radio trasmette Tiken Jah Fakoly, esiliato spontaneamente in Mali dal suo paese, la Costa d’Avorio, cantore reggae della rivoluzione d’Africa di cui è considerato quasi un profeta e per questo nemico dagli oppressori. Nessuno cambierà l’Africa se non gli africani.
La rivoluzione inizia dall’educazione: la musica, senza pallottole e sangue, diventa l’arma delle coscienze per ribellarsi allo schavismo, alla fame e al razzismo. Parole semplici che esprimono la sensazione di milioni di persone; non è la fine, è solo l’inizio. Quitte le pouvoir amici di Rignano, siamo con voi.






































