<BRANDT BRAUER FRICK – Miami

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"Brandt-Brauer-Frick-Miami"

BRANDT BRAUER FRICK

Miami

(K7 Records)

Rollover: Visionario

Voto: 8

 

Non è facile recensire un album di Brandt, Brauer e Frick, trio berlinese che compone musica elettronica con strumenti non elettronici (o musica classica-jazz con sonorità elettroniche?), perché quello che fanno è praticamente unico. L’unico esercizio possibile è giocare al confronto con i precedenti lavori: Miami rappresenta una decisiva inversione di rotta.

You Make Me Real (2010) e Mr. Machine (2011) si muovevano su diversi terreni. L’ensemble si presentava come un’assoluta novità, perciò la necessità di comporre canzoni come Bop, con gli strumenti non elettronici che si aggiungono in successione, si presentava come esplicativa delle loro composizioni. I suoni erano calibrati, curati nel dettaglio, puliti, come nelle migliori composizioni minimaliste. Per notare lo scarto con Miami, invece, basta fermarsi alla superficie delle copertine, le prime due scarne ed essenziali, l’ultima invece raffigura il trio nel momento di un arresto durante una protesta.

"brandt-brauer-frick"

Non è sicuramente una Miami soleggiata e vacanziera quella che Brandt, Brauer e Frick hanno messo in musica, ma una città oscura, angosciosa, piena di misteri. Già il pianoforte insistente della prima Miami Theme sembra voler scavare nel fondo di una psicologia inquietante. Dopo aver sperimentato in Mr. Machine il primo featuring con Emika (in Pretend), Miami ne propone molti di più, da cantanti come Jamie Lidell a dj come Nina Kraviz. Con quest’ultima compongono Verwahrlosung, dove una chitarra elettrica e una voce ubriacante trasportano l’ascoltatore in un viaggio oscuro. Il rigore dei precedenti lavori è dunque sparito, al suo posto c’è una pericolosa improvvisazione, un più espressivo moto musicale che non sembra nato da uno studio attento, ma da un travalicante istinto che è reso direttamente, senza mediazioni. Da questi presupposti si capisce che la struttura delle composizioni è meno complessa, molto più tesa verso un bisogno espressivo che verso un ragionamento sulle possibilità musicali.

Era difficile anche immaginare quale potesse essere la direzione del trio dopo i primi due lavori. Miami, al di là dei giudizi positivi o negativi, dimostra quali campi di sperimentazione rimangono aperti per i tre berlinesi.

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